L’evoluzione del crowdfunding in Italia

L’evoluzione del crowdfunding in Italia passa da alcuni momenti cruciali e da significative svolte a livello legislativo che di modus operandi degli adetti ai lavori. Vediamo insieme alcuni di questi momenti.

Il 2005 può essere definito l’anno zero del crowdfunding in Italia, mentre il primo portale riconosciuto del nostro paese è stato Produzioni dal Basso.

Ma dobbiamo aspettare ancora un paio di anni prima di poter veder crescere, in maniera costante e stabile, questo settore.

Sia per la mancanza di conoscenza generale dell’argomento da parte degli italiani, sia per la mancanza di normative sicure e aggiornate ancora da varare, in quegli anni, il crowdfunding ha faticato molto a diventare una risorsa utilizzabile da possibili investitori e società.

Per quanto possa apparire un controsenso, la crisi economica del 2008 è servita a far “smuovere” un po’ le acque su questo argomento, dato che è stato necessario (sia per lo Stato che per gli imprenditori) trovare ulteriori metodi di finanziamento rispetto a quelli ormai classici.

Un’altra spinta per questo settore è arrivata, indirettamente, dal grande successo che ha riscosso negli Stati Uniti e negli altri paesi europei a dimostrazione del fatto che, il crowdfunding, è un potente strumento da utilizzare e sfruttare nel tempo.

Tra il 2010 e il 2012 sono nate molte piattaforme di reward e donation, ma la vera svolta del crowdfunding italiano si è avuta nel 2013 quando la Consob ha introdotto una normativa (la prima in Europa) per il funzionamento e l’organizzazione dell’equity crowdfunding.

Statisticamente parlando, fino al 2013 sono stati raccolti circa 23 milioni di Euro dei quali, solo in quest’ultimo anno, ben 11 milioni, a testimoniare l’incredibile ascesa del crowdfunding sul mercato italiano.

Il 2014 ha visto la nascita di molteplici piattaforme nonché la loro evoluzione.

Se fino ad allora ogni portale cercava principalmente progetti in loco, ovvero nella propria città o nella propria regione, da questo momento si è cercato di trovare finanziamenti per start-up o pmi innovative presenti in qualsiasi zona del Bel Paese.

Si è avuto anche una specie di “ampliamento di veduta” sulle tipologie delle campagne: se fino ad allora sono state quasi sempre in ambito tecnologico in seguito, i portali, hanno iniziato a lanciare campagne appartenenti a settori diversi.

Nel 2015 sono stati raccolti circa 57 milioni di Euro complessivi. Significa che, nel giro di due anni, la raccolta fondi è stata quasi triplicata portando così, il mondo del crowdfunding, ad essere una realtà sempre più stabile del nostro sistema economico.

Tra il 2016 e il 2017 molti portali si sono specializzati e occupati esclusivamente in campagne di real estate.

Cioè si sono impegnati nella raccolta di capitali per investimenti immobiliari.

Questa sorta di sottogruppo del crowdfunding è un tipo di finanziamento legato all’equity o al lending crowdfunding.

Da un punto di vista statistico, nel solo 2017, sono stati raccolti circa 40 milioni di Euro che, sommati ai precedenti anni, hanno portato la raccolta totale italiana a ben 133 milioni di Euro utilizzati per finanziare più di 15mila progetti.

In un ipotetico podio tra le tipologie del crowdfunding troviamo al primo posto il lending, al secondo il reward e al terzo l’equity.

Il 2018, invece, è stato un anno soddisfacente in tutti gli ambiti: dal numero di campagne chiuse all’aumento di capitale raccolto rispetto agli anni precedenti.

Sono state introdotte, inoltre, Le campagne legate alla green economy le quali, si sono rivelate essere, tra le più apprezzate dagli investitori.

Per questo 2019 sono previste molte nuove normative atte ad avvicinare sempre più la cosiddetta “folla” al mondo del crowdfunding introducendo anche interessanti agevolazioni fiscali e non. Sicuramente le aspettative sono molto alte e si prevede una significativa crescita.

Ricordate che il crowdfunding è per tutti e di tutti.

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